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“Non può tirarsi indietro”: per la Consulta l’uomo non può revocare consenso alla fecondazione assistita

uomo revocare consenso fecondazione assistita
Pubblicato: 04/08/2023 13:43

Fecondazione assistita un impegno non semplice da gestire soltanto dalla donna poiché richiede sforzo fisico, emotivo e mentale, proprio per questo avrebbe sicuramente bisogno di sostegno da parte dell’uomo. Parliamo ovviamente di situazioni in cui la coppia di comune accordo decide di ricorrere alla fecondazione assistita e proprio per questo l’uomo adesso non può avere decidere di revocare il consenso se nel mentre c’è stata una separazione. Una decisione importantissima e storica che in parte risolleva “speranze” per un’uguaglianza dopo aver reso reato universale l’utero in affitto. Una sconfitta per i diritti umani.
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L’uomo non può tirarsi indietro

La decisione storica è stata presa in seguito ad un ricorso richiesta da un uomo che si è presentato davanti la Consulta. L’uomo in questione ha firmato il consenso per quello che è il PMA, ovvero la Procreazione medicalmente assistita. Ovviamente il processo non è immediato, anzi tutto il contrario.
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Può accadere quindi a volta come in questo caso che in seguito i due coniugi nell’attesa si separino, che l’amore come un matrimonio o relazione finiscano. Nel momento in cui i due decidono di separarsi l’uomo decide anche di tirarsi indietro davanti a quella che è la fecondazione assistita, scelta di comune accordo con la moglie.

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Vuole revocare questo consenso perché ora l’uomo non vuole più diventare padre e non può essere obbligato a volerlo. Ovviamente è un’osservazione più che giusta e vale lo stesso discorso come nel caso di una donna che decide di abortire perché non vuole diventare madre.

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La decisione della Consulta

Qui però parliamo di un percorso completamente diverso, dove la Pma rappresenta la criocongelazione degli embrioni della donna. La Consulta in merito si è espressa contraria, “il consenso è irrevocabile” e questo perché la donna “ha messo a disposizione la propria corporalità, con investimento importante fisico ed emotivo per la genitorialità”.
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La decisione di respingere la richiesta dell’uomo non è stata presa a cuor leggero, anzi, i giudici sono consci della difficoltà. Allo stesso tempo “la disciplina dell’irrevocabilità del consenso si configura come un punto di non ritorno, che può risultare freddamente indifferente al decoro del tempo e alle vicende della coppia”. Infine ciò che è stato decretato è che “la ricerca di un punto di equilibrio non può spettare al legislatore”.